L’attualità quotidiana che i media ci consegnano genera spesso panico e ansia. Per i fatti raccontati e per come vengono raccontati. Il fantasma di Colonia e il fantasma del patriarca, che incombe di nuovo. La percezione del rischio e la domanda di sicurezza sono diventati un modo di stare al mondo nei Paesi occidentali, un modo di vedere le cose, di valutare le politiche dei governi, di misurarsi con i giganteschi cambiamenti dell’epoca che viviamo. Assurde politiche securitarie nell’epoca dell’insicurezza, che quelle politiche alimentano. Ma le cose non avvengono per caso. La vita delle persone è sempre più dipendente su scala globale dalle strategie di potere dei poteri costituiti o di quelli che sono in campo per costituirsi. Il Califfato. L’Occidente e il resto del mondo: niente e più come noi pensavamo che dovesse essere in eterno. Viviamo una complicata e rischiosa fase di transizione e quello che sembra un impazzimento del mondo è la conseguenza di uno scontro su vasta scala e su diversi terreni, che ha molte caratteristiche affini alla guerra, come il Papa ostinatamente sottolinea, senza essere tuttavia una guerra di quelle che nella storia hanno avuto questa denominazione. E tuttavia con molti rischi che tutto precipiti. I dolori del mondo, i disastri del pianete, il saccheggio della risorse e la predazione delle vite umane, la migrazione nella dimensione biblica che ha assunto e il salto all’indietro dell’Europa: ci sono connessioni che dobbiamo conoscere e saper individuare perché, se nulla succede per caso, lo sguardo delle donne sul mondo fa la differenza essenziale per capire come vanno le cose e non soccombere.